AUSTRIA - Aprile 2009

28.04.2009
 
L'Alta Corte Amministrativa austriaca rimuove l'obbligo di operazione chirurgica per i transessuali.
Il 27 febbraio 2009 l'Alta Corte Amministrativa Austriaca ha dichiarato ILLEGALE l'obbligo per le persone transessuali di sottoporsi all'operazione chirurgica di cambio di sesso (RCS).
L'associazione Rechtskomitee LAMBDA (RKL), che si occupa in Austria di diritti civili LGBT, ritiene questa una decisione storica.
Finora l'Austria, a differenza di altri paesi (Spagna, Regno Unito, Ungheria, Svezia ed Estonia), riconosceva il nuovo genere alle transessuali MtF soltanto dopo la rimozione dei propri genitali. Non tutte le transessuali pero' possono fare questa operazione, sia per motivi di eta', salute o situazione sociale.
L'obbligo alla RCS e' oggigiorno decisamente superato anche dal punto di vista scientifico. Al contrario e' ormai considerato una violazione dei diritti umani. Nei Principi di Yogyakarta, elaborati nel novembre 2006 da esperti internazionali di diritti umani, si dice: “Nessuno puo' essere obbligato a sottoporsi a procedure mediche, compresa la Riassegnazione Chirurgica di Sesso, la sterilizzazione o la terapia ormonale, come richiesta per il riconoscimento legale della propria identita' di genere.” [ www.yogyakartaprinciples.org ]
Di questo avviso e' anche l'Alto Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa: nel suo rapporto del 12 dicembre 2007 viene chesto che il riconiscimento del nuovo genere di appartenenza non sia contingente al una operazione chirurgica di cambio di sesso. [ https://wcd.coe.int/ViewDoc.jsp?id=1225149&Site=COE&BackColorInternet=DBDCF2&BackColorIntranet=FDC864&BackColorLogged=FDC864 ]
Anche la Corte Costituzionale tedesca afferma che un operazione obbligatoria sui genitali contraddice l'odierna evidenza scientifica: “La letteratura scientifica non vede piu' alcun buon motivo per delle pratiche di fatto discriminanti, che riguardino stato civile tra transessuali operati e non (BVerfG, 1 BvL 3/03 vom 6.12.2005, 25, 66).
Inoltre la pratica in Austria e' anche discriminatoria in quanto solo le transessuali MtF devono ricorrere alla RCS.
 
Esposizione costante o rischio di impoverimento.
La richiedente davanti all'Alta Corte Amministrativa e' nata di genere maschile e, dopo terapie ormonali e misure cosmetiche, ha gia' vissuto per molto tempo come donna. 

Nonostante questo le autorita' le rifiutano un nome femminile e dei documenti che corrispondono alla sua identita' di genere e al suo aspetto fisico. Ogni volta che deve mostrare un suo documento (patente, carta d'identita', passaporto, certificato di residenza, o quant'altro) si vede costretta a dichiarare la propria transessualita' e viene forzata in un “outing” spesso imbarazzante e degradante.
L'unico motivo dichiarato per rifiutarle un nuovo nome ed identita' di genere e' che ella non ha fatto la RCS.
Tuttavia, la richiedente non puo' sottoporsi a tale operazione perche' cio' le causerebbe senz'altro la perdita del posto di lavoro, dovuto alla lunga convalescenza post-operatoria. La perdita del lavoro produrrebbe a sua volta il rischio impellente di disgregamento sociale ed impoverimento.
L'Alta Corte Amministrativa che ha trattato questo caso ha deciso che un'operazione chirurgica importante come quella della rimozione dei genitali, non puo' e non deve essere un requisito obbligatorio per il cambio del sesso legale di una persona transessuale (VwGH 27.02.2009, 2008/17/0054).
“L'Austria e' ad oggi la sesta nazione europea ad abolire l'operazione chirurgica obbligatoria per i transessuali”, dichiara il Dr. Helmut Graupner, presidente di Rechtskomitee LAMBDA e legale della richiedente, “Vogliamo esprimere il nostro piu' grande rispetto per i giudici per il loro giudizio storico, coraggioso e umano”.
 
info: Rechtskomitee LAMBDA, (+43 1 876 30 61)  - office@RKLambda.at - www.RKLambda.at